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Vulcano Ceramiche

Vulcano Ceramiche

Vulcano Ceramiche – Abbiamo il coraggio di sognare!

Chi siamo? Anche se giovani, in soli 2 anni siamo cresciuti e continueremo a migliorare.

Cosa ci fa crescere? Sacrificio, gioia di vivere, desiderio di bellezza e abilità artigianali.

Vulcano Ceramiche

La produzione di ceramica non è sempre stata facile, ma ci siamo legati al territorio, trovando in esso ispirazione e cultura, ma con la capacità di innovare la tradizione. 

Quindi oggi siamo pronti a proseguire il nostro percorso cercando di lasciare qualcosa di bello per le generazioni future.

Il nostro inizio – Da Vulcano a Vulcano

Cresciuti all’ombra dell’Etna, innamorati delle Eolie ed in particolare di Vulcano. Ci siamo trasferiti lì. 

Vulcano Ceramiche

La nostra azienda è nata nel 2017 praticamente per caso, come hanno fatto molte altre aziende di successo: l’entusiasmo di Paolo Pulvirenti su stimolo degli imprenditori eoliani di fronte alle realizzazioni in ceramica realizzate per hobby dallo stesso e una innata predisposizione artigianale hanno portato alla nascita nostra azienda. Fin dall’inizio ci siamo guadagnati una reputazione di qualità è bellezza, per la capacità di produrre delle opere di grande artisticità artigianale.

Vulcano Ceramiche

La sincerità paga

Fin dall’inizio ci siamo concentrati su ciò che sapevamo far meglio: la Ceramica. Con la nostra azienda siamo stati in capaci di costruire un nuovo concept: Innovazione e Design ispirata alla tradizione siciliana.  Abbiamo sottolineato il nostro modo di vivere. La vita che ci ha sempre ispirato e reso felici guardando al futuro e alla bellezza.

Vulcano Ceramiche

La sfida del futuro

Amiamo quello che facciamo e questa è la nostra forza. 

C’è ancora molto da fare! Abbiamo una grande sfida: Portare la bellezza e la cultura della nostra Sicilia per il mondo, con la forza del nostro passato e la capacità di guardare avanti, sperimentando ed innovando, sempre nel rispetto delle nostre tradizioni.

Vulcano Ceramiche

Atelier catastrofe Malaspina

Atelier Catastrofe Malaspina

Vivere come quando per le mani il legno, privo dal mio peso, lascia posto al niente della sua forma. Leggero, in quel presente tanto vivo che perdersi è ritrovarsi.” Malaspina

Atelier Catastrofe Malaspina

Mi sono chiesto spesso quale fosse il motivo che mi spingesse a scolpire.

Per me era solo un gioco infantile dentro le falegnamerie dei miei zii, fucine affascinanti che odoravano di resina e di oggetti pericolosi.

Sono ricordi polverosi, alla luce di vecchie lampade ad incandescenza, di due mani antiche che mi porgevano scarti di legno e raspe, sono il ricordo di quegli scarti, pazienti a quietare la fame di un bambino vivace.

Sono ricordi affascinanti, di quando mi ipnotizzavo guardando mio padre lavorare al tornio per ore e non capivo cosa volesse dire ipnotizzarsi, ma accadeva.

E del poi. E, di come spesso accade che nella vita,ciò che ti sbalordisce alla fine inizia a sgonfiarsi e perdere d’interesse, specialmente sul fronte nuovo di una vita che cresce, che cerca spazio ed altri spazi, che prova a muoversi dentro un immenso calderone di anime; di una vita vergine, che prova a capire e a mischiarsi col mondo.

Fin quando, quello stesso mondo che volevi ti afferrasse, inebriandoti  il cuore e l’anima,

inizia anch’esso a perdere d’interesse, a morderti alle spalle, a tirarti pugni sui fianchi e sui denti spremendoti dentro la noia ammorbante delle sue stereotipate cerimonie.

A quel punto si scatenano dei meccanismi di protezione, ti volgi indietro e per caso la mente si affolla d’odori, di forme, di visi e mani…e sono sensazioni che raggiungono lo stomaco, che arrivano dritte a quella fame primordiale, che inizia a premere sulle strette pareti, mordendo e bramando aria. Cercando forma, una qualsiasi forma, scatenandosi come una catastrofe miracolosa.

Fu cosi per me. Da li non ho più smesso di tornare indietro a cercare quel bambino inquieto da calmare con degli scarti di legno. E’ un bisogno intimo, personale; che non chiede niente a nessuno, ingenuo, grezzo, pieno di lagune, è l’espressione di una catarsi. Era e resta un vomito essenziale.

”Mostrare” : non è un termine che mi si addice,sopratutto in quest’ambito.
Lasciare andare questi “pezzi” di legno, di vita, è come strappargli l’anima, strapparli alla mia di anima. Fin quando vivono sul mio tavolo e si lasciano lavorare, nella più totale intimità, esse respirano, ed io con loro. Staccarmi da loro ,compierle, mostrarle, lasciarle che vengano accolte in altre dimore o cuori, è sempre un atto tormentato, difficile da spiegare e da comprendere.

“Mostrare”: é, attribuire loro un posto qualsiasi in questo mondo, senza alcuna pretesa, senza alcuna velleità. Un posto…questo forse.

Il mio bisogno non è mai stato quello di creare arte, ma di lasciarmi andare ad un istante di totale abbandono, dove niente riesce a scalfire quella bolla di non pensiero e di astrazione totale.

Forse esse potranno esprimere e dire tutto quello che non sono riuscito a dire di me in queste righe.

E come il mare generosamente ed in maniera del tutto disinteressata mi dona il SUO legno. Io qui a mani tese vi porgo la mia semplice arte.

Atelier Catastrofe Malaspina

E’ nella semplicità che cerco la mia strada perché è cosi che vorrei vivere perché è col cuore libero ed in pace che posso amarmi perché è solo questa la cura che posso dare alla mia anima. Per potermi finalmente lasciare in pace. Lasciarmi in pace e smettere di lottare, finalmente. Perché è forse nella resa dove nudo, scardinato, vergine e senza difese, puoi rischiare di trovare te stesso.

Malaspina


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